Il Parlamento europeo ha dato il primo via libera ad un aumento del 10% delle risorse del Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028/2024. La relazione nella commissione Bilanci del Parlamento europeo con 26 voti a favore, 9 contrari e 5 astensioni e dovrà ora essere sottoposta al voto della prossima sessione plenaria dell’Eurocamera in programma a fine aprile. L’eventuale approvazione della risoluzione alla plenaria del 29 aprile, potrebbe rappresentare il prodromo di uno scontro con gli Stati membri, che invece vorrebbero ridurre la proposta della Commissione di 2.000 miliardi di euro per il periodo 2028-2034.
Il dibattito avviene in un contesto in cui l’UE è sottoposta a crescenti pressioni per finanziare la difesa, sostenere l’Ucraina e incrementare la competitività industriale, mentre le capitali si trovano ad affrontare la più grave crisi energetica della loro storia a causa del persistere del blocco dello Stretto di Hormuz e il terzo shock in soli sei anni.
Secondo la relazione intermedia adottata dagli eurodeputati della commissione Budget il bilancio UE 2028-2034 dovrebbe essere fissato all’1,27% del reddito nazionale lordo (RNL) dell’UE, con il servizio del debito per il fondo di ripresa NextGenerationEU (0,11% del RNL) al di fuori dei tetti di bilancio, liberando così circa 197 miliardi di euro. Ciò rappresenta un aumento del 10% rispetto alla proposta della Commissione di luglio 2025.
Nella relazione gli eurodeputati propongono di ripartire equamente questi maggiori finanziamenti tra le tre voci di bilancio che finanziano le priorità dell’UE e di garantire che il bilancio sia protetto dagli shock inflazionistici. I deputati europei affermano che questa rappresenti la somma minima di denaro di cui l’UE ha bisogno per rispettare i propri impegni, rispondere alle aspettative dei cittadini e affrontare le principali sfide, tra cui la guerra su larga scala in Europa, le sfide economiche e sociali, il divario di competitività e il peggioramento delle crisi climatiche e della biodiversità.
Gli eurodeputati sostengono inoltre che il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE deve rimanere un bilancio di investimento a sostegno delle politiche dell’UE, dei cittadini, delle regioni, delle imprese e delle PMI, garantendo al contempo un valore aggiunto a livello europeo rispetto alla spesa nazionale.
Sebbene la relazione non modifichi la struttura del quadro finanziario pluriennale proposta dalla Commissione, i deputati europei si oppongono fermamente alla rinazionalizzazione del bilancio dell’UE, respingendo un’UE “à la carte” e avvertendo che l’approccio della Commissione “un piano per ogni Stato membro” potrebbe minare le politiche dell’UE, ridurre la trasparenza e creare concorrenza tra i beneficiari.
Nella relazione gli eurodeputati accolgono la proposta della Commissione di raddoppiare i finanziamenti per rafforzare la competitività dell’UE, la capacità di difesa, l’innovazione, la transizione digitale e verde, le infrastrutture, la sanità, l’istruzione e la cultura. Tuttavia, aumenta la richiesta di un maggiore sostegno per programmi chiave come il Fondo europeo per la competitività (FEC), Horizon Europe, il Connecting Europe Facility, Erasmus+, AgoraEU e il meccanismo di protezione civile, nonché finanziamenti dedicati per le azioni EU4Health e per le azioni LIFE nell’ambito del FEC.
Più trasparenza
La relazione mette inoltre in guardia da forme che possano in qualche modo aggirare il coinvolgimento del Parlamento UE – opzione impiegata più volte dall’esecutivo UE – sottolineando che la semplificazione non deve compromettere la trasparenza, la responsabilità o il controllo democratico. Gli eurodeputati esprimono inoltre preoccupazione per i finanziamenti diffusi non vincolati ai costi, che potrebbero rendere più difficile un’adeguata verifica contabile.
Pur riconoscendo la necessità di flessibilità, avvertono che una flessibilità senza trasparenza potrebbe minare la fiducia del pubblico nell’UE. La relazione sottolinea inoltre che il rispetto dei valori dell’UE e dello Stato di diritto è un prerequisito per l’accesso ai fondi europei, evitando al contempo di penalizzare i beneficiari finali a seguito di violazioni dello Stato di diritto da parte dei loro governi.
Nuove risorse proprie e una separazione dei fondi
Nella relazione gli eurodeputati propongono una serie di “risorse proprie” per ripagare il debito di NextGenerationEU e finanziare il bilancio dell’UE, sostenendo l’approccio “a paniere” proposto dalla Commissione per le nuove fonti di entrate che dovrebbero essere adottate insieme al prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) e generare circa 60 miliardi di euro all’anno.
Tra le possibili alternative figurano un prelievo sui servizi digitali, un prelievo sul gioco d’azzardo online, un’estensione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) o un prelievo sulle plusvalenze derivanti dalle criptovalute.
I deputati europei vogliono ripristinare la “separazione dei fondi” per settori quali la pesca, le regioni più povere e i fondi sociali, limitando la flessibilità che la Commissione aveva proposto agli Stati membri nell’allocazione dei fondi, una mossa che probabilmente incontrerà resistenza da parte delle capitali.
La Commissione europea ha presentato la prima bozza del nuovo bilancio settennale, pari a 1.800 miliardi di euro, lo scorso luglio, affermando di volerlo rendere molto più flessibile e ambizioso. Per il periodo successivo al 2027, prevede un significativo aumento della spesa per la difesa e le tecnologie strategiche, affinché l’Unione possa competere meglio con gli Stati Uniti e la Cina. Affinché il quadro finanziario pluriennale possa entrare in vigore, deve essere approvato all’unanimità dagli Stati membri dell’UE e dal Parlamento europeo.
Il bilancio settennale comprende tutte le spese fondamentali dell’UE, dai sussidi agli agricoltori ai fondi di coesione a sostegno delle regioni meno sviluppate, ma anche la costruzione di infrastrutture di trasporto o gli aiuti ai paesi in via di sviluppo. Uno dei cambiamenti dovrebbe essere anche un legame più stretto tra i fondi dell’Unione e il rispetto dei principi dello Stato di diritto. Il Consiglio europeo vorrebbe raggiungere un accordo entro la fine del 2026 per evitare complicazioni legate alle importanti elezioni del 2027, ad esempio in Francia.

